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Fari nella notte sul petit M. Blanc.

Storia raccontata da Emanuele Fornasiero  di Carate Brianza.

Fine Luglio 2000.
Sono in ferie in un piacevole campeggio in val Ferret e dalla mia roulotte vedo tre giovani alpinisti che prendono possesso della roulotte a me vicina.
Sono giovani, ben equipaggiati, pieni di vita e ... ma io uno lo conosco, e si, è proprio uno degli istruttori del CAI di Carate Brianza, sezione del CAI della quale faccio parte.
Una cordiale amicizia si instaura fra tutti noi e ci scambiamo notizie sulle nostre quotidiane ascensioni e parliamo di nuove esperienze possibili.
Emanuele e le grandes Jorasses Una di queste possibilità attira la mia attenzione perchè ne ho sentito parlare da altri alpinisti.
Si tratta del canalone nord-est, (salito da Walter Bonatti e da Giuseppe Catellino nel lontano giugno 1960), canalone che porta verso la cima del Petit M. Blanc (m. 3424), partendo dal ghiacciaio del Miage a quota 2400 m. circa. Il tutto, come è noto, fa parte del gruppo Monte Bianco in Val Veny.
I giorni passano, ma il canalone "è sempre lì", come fosse davanti ai miei occhi, perchè nella mia mente si è delineata una possibilità affascinante, ma che non dico a nessuno, perchè, come al solito, mi direbbero: "Ma sei matto?".
Ma il tarlo ormai c'è, e mentre i giorni passano mi vedo mentalmente risalire questo canalone in solitaria, ma non solo, perchè il mio desiderio è di risalire questo canalone di notte.
Inizio a raccogliere informazioni, previsioni del tempo, condizioni della neve e del ghiaccio, osservo il canalone dal ghiacciaio del Miage.
Ovviamente cerco notizie dell'itinerario migliore, parlo con guide e alpinisti vari, ma, nessuno sa nulla, ...rimango solo con le previsioni del tempo, la mia osservazione da lontano, e ... la mia esperienza personale, la mia determinazione, la mia grinta e la mia volontà... e intanto i giorni continuano a passare!
14 Agosto 2000.
La decisione è presa : alle 18 lascio il campeggio e alle 18 e 30 lo zaino è in spalla.
Un grosso nuvolone oscura la val Veny e pioviggina ma parto ugualmente confidando nelle previsioni meteorologiche favorevoli; la decisione si rivelerà ottima.
Alle 21 e 30 il canalone è di fronte a me, sento una piccola scarica di sassi più in basso, quasi fosse un avvertimento di riponderare questa notturna sfida ma è proprio questo tipo di sfida che mi affascina, per cui inizio la salita, preoccupato solo di saper scegliere al meglio quando in alto raggiungerò la biforcazione del canalone stesso, non avendo avuto informazioni al riguardo.
Il tempo è splendido e la luna rischiara il percorso.
Salgo e intravedo fra le mie gambe il punto di partenza e questo mi dice quanto sia ripido il canalone, certo più del previsto, ma ciò mi stimola maggiormente e l'adrenalina mi da maggior vigore.
La pendenza aumenta ancora e sopratutto la lunghezza pare continuamente aumentare man mano che proseguo, non è proprio quella che avevo stimato!
E' oramai mezzanotte, ma la pila non serve.
C'è la luna piena e il tratto di cielo che posso osservare è costellato da una miriade di stelle lucenti.
Mentre sono in contemplazione una stella cadente lo attraversa : avverto una sensazione di stupore, quasi di disagio, mentre fisso questo immenso palcoscenico che mi avvolge.
Lo scenario è inimmaginabile, il cielo è limpido e stellato, le ombre e le luci che le rocce presentano sembrano intagli e intarsi.
Questa splendida immensità che mi sovrasta mi fa pensare a quanto l'uomo sia solo una piccola parte del creato, ma, anche se mi sento come fossi un minuscol granello in mezzo al deserto, sono immensamente felice e pieno di gioioso stupore : mi chiedo se sono degno di un tale totale intimo appagamento!.
Riprendo a salire e la lunghezza del canalone si dimostra veramente superiore a quei sei-ottocento metri da me stimati...
Raggiungo finalmente la biforcazione e devo scegliere tra destra o sinistra, ma mi accorgo che la via da me seguita mi ha già portato verso destra, quindi ... a destra!
Osservo attentamente ciò che mi aspetta, scruto verso l'alto e vedo delle roccette, (speriamo bene!), vedo la bellissima parete che mi sovrasta e mi accorgo di distinguere nettamente ombre, luci, fessure, appigli, cenge e terrazzini, il tutto illuminato a giorno, anzi, ancor meglio!
Non può essere la sola luce lunare, deve essere qualche gigantesco gruppo di fari che qualcuno ha acceso per illuminare questo angolo stupendo o per chissà quale altro scopo.
E' comunque uno spettacolo paradisiaco, pieno di luce, grandioso, ma indescrivibile con le sole parole, fantistico, ma vero, quasi irreale, ma ... proprio qui davanti a me!
Mi pervade, cresce, dilaga una grande emozione che mi inchioda sul posto, le gambe non si muovono e i battiti del cuore aumentano, gli occhi sono fissi verso l'alto e scrutano a lungo questa magnificenza.
Scende alfine la calma dentro di me e ritorno completamente alla realtà che sto affrontando: sento una grande stanchezza e mi rendo conto che i miei 66 anni mi han lasciato giovane solo nello spirito.
Riprendo la salita perchè devo continuare, anche se, come ho accennato la lunghezza del canalone è superiore a quella da me stimata. (da una relazione avuta successivamente ho appurato che il canalone ha una lunghezza di 1200 metri ed un dislivello di 1000.
All'una e trenta di notte mi trovo sulla parte più ripida, 50° e anche più, e proseguo con continuità anche se sono veramente stanco, ma non per questo viene meno la fiducia e la determinazione.
Raggiungo le roccette superiori, mi muovo con cautela per non spostarne alcuna, ed eccomi finalmente sul colle, raggiunto il quale scaccio definitivamente quella piccola vocina che mi diceva : "ma ce la farai?". Ma si fa per dire, è sempre così per scaramanzia!
Sono le due e trenta e mi concedo un piccolo riposo su un masso, che trovo oltremodo soffice e accogliente.
Lo spettacolo è sempre grandioso, la luce dei fari riverbera sulle rocce, le stelle sono sempre più vicine, tanto vicine che, raggiunta la cima del Petit M. Blanc allungherò una mano e ne coglierò una.
Questa notte rischiarata dai fari mi permette di individuare il ghiacciaio, che ben conosco, del Petit M. Blanc (scorgo addirittura un alpinista intento a superare un crepaccio.).
Benedico questo chiarore che mi sarà di grande aiuto nel trovare il percorso che mi porterà sulla vetta. (Questa è una informazione che non sono riuscito ad avere durante la mia preparazione.).
Avanzo su un lungo traverso che mi porta verso sinistra e individuo così la discesa che avevo fatto in una precedente salita all'Aiguille de Trelatete: avanti tutta ed in tutta tranquillità! La meta è vicina!
Sono le tre e trenta e sono sulla cima.
Le stelle, la luna, i ghiacciai sono fonte continua di intensa gioia ed emozione che vorrei provassero con me gli alpinisti tutti, i miei amici, i mie famigliari.
Solo così capirebbero appieno queste sensazioni indescrivibili.
Vedo con la mia mente altre bellissime salite fatte in solitaria, ed in particolare quella relativa al Pizzo Scalino da me effettuata nel marzo 1996 con gli sci, durante la quale la temperatura era di ben -25° e nella quale, vedi caso, avevo raggiunto la vetta sempre alle tre e trenta.
Ma qui è stata una cosa ancora più appagante, forse per questa illuminazione ...
Ma i fari dove sono? Accidenti! Li sto veramente cercando! Per un attimo la fantasia è diventata realtà, mi sono calato nella finzione che io stesso avevo creato!
Si, va bene, i fari sono immaginari, ma l'illuminazione è vera! E la fantasia non fa male!
Inizio il lungo ritorno e raggiungo il bivacco dal quale alcuni alpinisti sono in partenza.
Meravigliati della mia esperienza mi salutano mentre io mi rifocillo frugalmente.
Durante lo spuntino sento la presenza di qualcosa o qualcuno che mi scruta: è il muso di un camoscio che si protende verso di me quasi volesse porgermi un saluto, regalarmi un ultimo dolce ricordo da rinchiudere nel cuore e portare a valle.
Riparto e lascio alle mie spalle quel chiarore lunare che mi ha fatto compagnia e percorro un tratto buio dove la pila questa volta è indispensabile.
Questo tratto è un calvario, non termina mai, non ho più stimoli ma solo una gran stanchezza, mitigata per fortuna dal ricordo dell'esperienza vissuta.
Alle sei e trenta raggiungo la macchina, alle sette la mia roulotte, alle sette e quindici assaporo un caffè celestiale.
Sono le sette e trenta e già dormo avvolto nel sacco a pelo.
Sogno e i fari del Petit M. Blanc mi seguono dovunque, mi accompagnano e mi indicano la via, ma, mentre proteggo gli occhi dal fulgore della loro luce, dei colpi strani rimbombano (sono forse le pareti rocciose che tentano di respingermi?) e feriscono le mie orecchie.
Pum, pum, pum ... Toc, toc, toc ... "Nonno, nonno ... apri, apri ... siamo arrivati! E' il 15 Agosto e ci hai promesso una bella grigliata! ... Su, su, nonno!
Sono le otto e trenta e mi aspetta un'altra gran bella giornata!
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