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Il col du Mont Avril, m. 3240

Un giorno, nel Luglio del 2005, il mio amico Alberto mi racconta di aver raggiunto il colle del Mont Avril, per il versante Sud, il cui accesso, scrive il Buscaini nella sua guida delle alpi Pennine, "si presenta difficoltoso e pericoloso: uno stretto e lungo canale con neve, una zona incassata di rocce rotte e detriti, e, proprio sotto il colle, una ripida scarpata rocciosa e nevosa, alta circa 80 metri, il tutto dall'aspetto poco invitante".
Alberto mi racconta di aver seguito un canalino nevoso, che ha poi dovuto ridiscendere (con piccozza e ramponi) e con la faccia a monte.
Come sempre il racconto del mio amico Il colle dal sentiero del col Fenetre mi incuriosisce, so di non essere in grado di andare dove va lui, ma mi viene sempre voglia di andare a vedere i posti dei quali mi racconta, perchè ne vale sempre la pena.
Per cui un giorno raggiungo i laghi di Thoules, sulla strada che porta al col Fenetre, e arrivato dove inizia la cresta Sud della Tete de Balme, risalgo il tratto erboso di quest'ultima per abbandonarlo poco prima della Punta del Touring (o punta di Ansermin) che avevo salito nel giugno 2004, una salita ripida ma non difficile.
Traverso sotto la cresta verso il monte Avril, sopra di me degli stambecchi fanno volare dei sassi.
Arrivo così all'imbocco del canalone.
Lo risalgo fino a dove inizia la neve.
A questo punto mi fermo, sia per l'ora tarda, sia perchè senza piccozza e ramponi, convinto di tornare.
Invece il 13 Luglio, durante una giornata nuvolosa e noiosa, arrivato al col Fenetre, pochi minuti dopo aver iniziato la discesa, mi dirigo a destra nella speranza di scorgere degli animali.
Supero dei nevai ed arrivo all'inizio di un ripido pendio, La punta del Touring o punta Ansermin dal quale mi pare si possa raggiungere il colle abbastanza facilmente.
Il 3 Settembre, con Giovanni,partiamo da Vaud alle sette del mattino, saliamo la Gaula a passo rapido e alle otto e venti siamo al valico.
Scendiamo dall’altra parte, risaliamo per prati dall’altra parte e dopo due ore siamo ai Lombardi.
Ho rallentato il passo, Giovanni è irrequieto perché vorrebbe essere in cima per mezzogiorno per essere a casa per le tre, ma sono le dieci e mezza quando abbandoniamo il sentiero e cominciamo a risalire i ghiaioni che portano alla cresta di confine.
Abbiamo più di seicento metri da salire, per le dodici non ce la faremo, dico al mio più svelto amico di salire ciascuno per conto suo. Mi chiede lumi sull’itinerario anche se lo stesso è evidente.
Bisogna infatti salire fino ad una parete nera evitando un repellente canalone a sinistra.
Passare sotto la parete salendo verso sinistra e poi sperare di trovare un terreno facile.
Il mio amico parte, io arranco stancamente sicuro che non raggiungerò mai la cresta.
Raggiungo una zona di grossi massi, il mio amico è passato in mezzo, io passo a destra e sono sotto la parete nera dove trovo un facile corridoio che mi porta ad una zona di detriti.
Intanto Giovanni ha raggiunto la cresta e dall’alto mi incoraggia, ma sono oramai le dodici e venti e ho paura che decida di ridiscendere. Per fortuna così non è.
Mi sposto a sinistra e raggiungo alcune roccette un po’ esposte dove il mio amico ha tribolato.
A destra è più facile, trovo un passaggio tra dei massi e mi porto nella zona superiore.
Mi guardo intorno per ricordare il passaggio nella discesa ma è segnato da un sasso quadrato di circa un metro di lato che sembra essere messo lì apposta.
Ora in effetti il terreno è molto facile, detritico, ripido, ma mai esposto.
Il mio amico è a pochi metri, ma superare quei pochi metri è faticoso, sono stanco, continuo a fermarmi e a riprendermi ma finalmente, all’una sono sulla cresta ad ammirare il Gran Combin, il monte Avril, la tete de Balme, il Filon, la tete Blanche, la gran tete de By, i ghiacciai e i ripidi pendii di detriti che scendono sul ghiacciaio di Durand.
Siamo ad una quota di 3240 m., il vero colle (m.3190) è poco più in basso, facilmente raggiungibile, ma non c’è tempo, bisogna ridiscendere.
Anche questo è un colle, il versante svizzero, per quello che si vede è percorribile, siamo sotto il gendarme quotato 3247.
Si scende subito, non posso godere niente, se non del fatto di avere Il nostro itinerario trovato una via facile, sulla quale potrò tornare anche da solo.
Scendiamo facilmente e rapidamente, in tre quarti d’ora siamo al sentiero dove ci fermiamo.
Una piccola sosta e Giovanni riparte sarà a casa prima delle quattro.
Scendo adagio, incontro uno sfiatato che sale a fatica, raggiungo la sorgente alla fine del piano, bevo e faccio un meritato pediluvio. Alla malga di Thoules, operai lavorano, poco più avanti pascolano mucche, tre persone raggiungono i laghi.
Prendo la strada di By, mi fermo alla fonte sopra Balme e mangio i due panini.
Comincia a piovere, ma non me ne curo, dopo By la pioggia cessa e riesco a telefonare alla mia bambina.
Supero due belle signore della mia età cariche di funghi.
Sulla strada da Glassier per Vaud, mi raggiungono con l'auto e mi danno un passaggio.
Mi chiedono dove sono stato.
“Al col du Mont Avril”.
“Allora al col Fenetre!”, dice una con una certa protervia.
“No, il colle si trova tra il monte Avril e la tete de Balme”.
“Salgo ogni anno al monte Avril, c’è un solo colle, il col Fenetre!” insiste lei.
Cerco di convincerla, dice che si informerà su questo colle, mi dimentico di dirle di leggere il Buscaini.
A Vaud le saluto e le due belle signore escono dalla mia vita.


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