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I francesi e la Val d'Aosta - Il confine sul monte Bianco e il tentativo di annessione.

I nostri cugini d'oltralpe, oltre alla passione per le rane e per l'aglio, hanno anche una piccola passione per la Val d'Aosta.
Hanno tentato di annettersela nel 1945 e cercano di annettersi anche la cima del monte Bianco, dove passa il confine di stato.
Finchè la Savoia ha fatto parte del regno di Sardegna, il problema non si è posto.
Poi, quando questa regione è passata alla Francia la cosa fu regolata da due trattati. Il monte Bianco
Nel trattato di Parigi del 1796 si stabilì che la frontiera dovesse passare "sul punto più alto del Monte Bianco, visto da Courmayeur" senza stabilire se con Courmayeur si intendesse il villaggio o il territorio.
Perchè se dal villaggio la punta più alta non si vede, dal territorio (Val Ferret) si vede la cima più alta.
La carta dello stato maggiore sardo E la commissione che decise il confini lo fece proprio dall'alta val Ferret tracciandolo su una "logora mappa" e facendolo passare per il punto più alto, a 4807 m.
La Savoia tornerà per breve tempo al Piemonte per essere di nuovo ceduta alla Francia nel 1865.
A Torino nel 1861 allora si firmò un trattato in cui si affermava che il confine "monte sur le groupe di Mont Blanc, en touche le point le plus élevé" e per evitare equivoci il punto più elevato veniva fissato a quota 4807 m.
Si precisa poi che "Du côté de la Savoie, la nouvelle frontière suivra la limite actuelle entre le Duché de Savoie et le Piémont" e viene ammessa "comme documents topographiques pour la crête des Alpes la carte au 1/50.000 de l'État-Major sarde".
Questo trattato è l'unico esistente tra Italia e Francia ed è ancora in vigore, anche se i francesi dicono di averlo perso (glie lo avrebbero fregato i tedeschi durante l'occupazione).
Quattro anni più tardi, un oscuro cartografo francese, tal Mieulet, disegnava su incarico dello stato maggiore francese una carta nella quale la cima veniva assegnata alla Francia.
Questa carta accettata dalle autorità francesi, ma non da quelle italiane, porterà ad una diatriba non ancora risolta, tanto che le carte italiane tracciano il confine sulla cresta spatiacque, quelle francesi fanno passare il confine per il monte Bianco di Courmayeur, finchè nel 2002 appare una carta condivisa dove il confine è tracciato con qualche incertezza (le crocette che segnano il confine distanti tra di loro) in modo da non scontentare nessuno.
La carta francese viene ripresa dagli svizzeri e da Google Maps ma non da Openstreetmap.
Nel 1996 in seguito ad un interrogazione del deputato valdostano Luciano Caveri è stata fornita ai francesi una copia fotografica del trattato di Torino.
Una disputa che interessa pochi e che ha poco senso in un'Europa oramai senza frontiere.
Il confine

Sin dall'ottobre 1943 De Gaulle prende in considerazione l'ipotesi di annettere la val d'Aosta alla Francia ed invia in valle una decina di emissari per sondare i propositi dei partigiani locali.
I quali erano organizzati in due gruppi, uno guidato da Emile Chanoux, fautore di uno stato federale come la Svizzera, e l'altro sotto la guida del CLNAI e gli alleati.
Scoppiarono tra questi due gruppi delle tensioni, acuite dall'assassinio di Chanoux consegnato ai fascisti da un doppiogiochista, Cesare Gandelli, a causa delle quali molti autonomisti furono tentati di passare all'annessionismo alla Francia, tentazione cui si oppose sempre Federico Chabod, che con Chanoux aveva partecipato alla stesura della dichiarazione di Chivasso sull'autonomia delle popolazioni alpine all'interno dello stato italiano.
Il 7 Aprile del 1945 l'esercito francese fu autorizzato dagli alleati a penetrare in valle d'Aosta per un massimo di 20 km.
Il 26 Aprile i Francesi tentarono di invadere la Val d'Aosta entrando dal Piccolo San Bernardo, dal Col di Rheme e dal col du Mont, approfittando della ritirata delle truppe tedesche che stavano abbandonando i loro presidi sui valichi alpini, per scendere in Valle dove, nonostante gli accordi con le forze partigiane, si abbandonarono a nuovre stragi.
L'ultima battaglia delle Alpi
A La Thuile le truppe francesi furono fermate dal fuoco degli obici della 12 brigata della divisione Monterosa (alpini della RSI) cui si unirono (con l'autorizzazione del CLN valdostano che non voleva i francesi in Valle) le forze partigiane presenti in luogo che riuscirono così ad impedire alle forze francesi di proseguire.
Partigiani ed alpini resistettero in loco fino all'8 maggio quando si consegnarono agli americani provenienti dalla pianura, che permisero il passaggio solo ad un piccolo contingente simbolico francese da impiegare per la caccia di eventuali sacche tedesche in Piemonte.
L'episodio è narrato da un film "L'ultima battaglia delle Alpi".
Il 27 aprile altre compagnie francesi entrarono in valle di Rheme,il generale Alexander ordinò loro di rientrare in Francia ricevendone un netto rifiuto.
Nel frattempo Aosta era stata occupata dai partigiani e Alessandro Passerin d'Entreves era stato nominato prefetto della città e decise di utilizzare, in caso di necessità, insieme ai partigiani anche truppe della RSI per far fronte alla minaccia.
La tensione salì alle stelle, i francesi impedirono il rientro ai partigiani italiani non annessionisti e le truppe francesi furono vicine al confronto con le truppe americane, tante che Truman dovette minacciare di sospendere i rifornimenti di carburanti e munizioni e allora finalmente i francesi si ritirarono.
Il 7 settembre del 45 Umberto di Savoia firma lo statuto speciale per la Val d'Aosta che fa decadere anche la richiesta di un plebiscito per l'annessione alla Francia.
Il 30 giugno del 44 De Gaulle dichiarava : “La France n'a pas de revendication territoriale a faire valoir contre l'Italie : elle ne voit pas de raison pour qu'il soit porté atteinte à l'intégrité du territoire italien...” e nel novembre del 1944 scriveva ad Ivanoe Bonomi “... le gouvernement français est heureux de déclarer qu'il n'a aucune revendication à faire valoir à l’égard de l'Italie dont il entend respecter et voir respectée l'intégrité territoriale...”.
Nonostante queste parole i francesi si annessero Briga e Tenda, in cui si svolse un plebiscito nel quale il 92% degli abitanti si dichiarò a favore del passaggio alla Francia.
Il 10 febbraio del 47 si firmò il trattato di pace.
Dell'argomento tratta il libro di Gino Nebiolo "Soldati e spie", Cairo Editore.
La perdita di Briga e Tenda e altre rettifiche territoriali al Piccolo San Bernardo, al Moncenisio, al monte Thabor e allo Chaberton furono il piccolo pegno che pagammo alla follia fascista, il pegno maggiore fu la perdita dei territori sul confine orientale.


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